incesto
Occhi nel buio #7
Efabilandia
03.04.2026 |
24.039 |
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"Ero vestita solo con una magliettina corta di cotone bianco che mi copriva a stento la fica e il culo..."
Quella sera, dopo la cena fuori, mi chiusi in camera con il cuore che batteva forte e il plug da 5 cm ancora piantato dentro di me. Il peso caldo mi ricordava a ogni passo quanto fossi diventata dipendente dal piacere proibito. Mi sdraiai sul letto, mi abbassai gli slip e iniziai a toccarmi lentamente. La mia fica era già fradicia, le dita scivolavano tra le grandi labbra gonfie mentre sentivo, attraverso il muro sottile, i rumori della camera dei miei.Il letto cigolava ritmicamente. Poi la voce di mamma arrivò chiara, volutamente alta: «Sì… inculami di più… più forte, Luciano… sfondami il culo, ti prego!»
Ogni parola mi colpiva come una scarica. Un calore violento mi salì dal ventre. Con una mano mi accarezzavo il clitoride, con l’altra spingevo il plug più a fondo nel culo, lo giravo, lo tiravo fuori quasi del tutto e lo rimettevo dentro con forza. Ogni volta che lo infilavo di nuovo sentivo l’anello del mio culo allargarsi, cedere, accogliere quel corpo estraneo. Godendo solo di culo. Il piacere era diverso, più profondo, più sporco. Tiravo fuori il plug, lo guardavo lucido dei miei umori, poi lo spingevo di nuovo dentro fino alla base, gemendo piano contro il cuscino. Immaginavo il cazzo di papà che entrava dentro mamma esattamente come io stavo facendo con il plug. I gemiti di mamma diventavano sempre più forti, sempre più animali. Io spingevo più veloce, più forte, le dita che si muovevano frenetiche sul clitoride. Venni tremando, un orgasmo lunghissimo e silenzioso, la fica che sprizzava umori sul lenzuolo mentre il plug restava sepolto fino in fondo nel mio culo aperto. Rimasi lì, ansimante, le gambe molli, il corpo coperto di sudore, con il desiderio che non si era spento affatto.
Il giorno dopo era domenica. Decisi di farmi la doccia e, per la prima volta, lasciai la porta del bagno completamente aperta. Appoggiai volutamente il plug nero sul lavandino, in bella vista, lucido e invitante. L’acqua calda mi scivolava sulla pelle, ma il mio pensiero era altrove. Speravo. Speravo che qualcuno passasse.
Mamma si accorse subito del particolare mentre passava nel corridoio. La sentii fermarsi un secondo. Poi, con voce naturale, chiamò papà: «Luciano, amore, puoi prendermi il phon che ho lasciato in bagno?»
Papà si avvicinò. Sentii i suoi passi pesanti. Non entrò, ma dalla fessura della porta aperta vidi la sua ombra fermarsi. Notò il plug. Lo vidi esitare, lo sguardo fisso su quel oggetto nero e lucido. Poi si allontanò senza dire una parola.
Poco dopo lo sentii parlare con mamma in cucina, la voce bassa ma chiara: «Anna… ho trovato un plug anale bello grosso sul lavandino del bagno. Sara stava facendo la doccia. È… è normale? Sta prendendo strane strade?»
Mamma lo rassicurò con voce calma e dolce: «Dai, è adolescente, ha quasi ventiquattro anni, sta esplorando il mondo. Anche io alla sua età mi divertivo un po’… Ora non prenderla di petto ti prego. Osserva con discrezione. Il nostro compito è guidarla in questa scoperta senza farci notare.»
Papà annuì, anche se si vedeva che era turbato.
La domenica passò tranquilla. Andammo a fare una gita fuori porta, un prato verde sotto il sole caldo. Mamma e papà si sdraiarono sul plaid a leggere. Io, dopo aver giocato un po’ con il telefono, mi lanciai tra di loro per gioco.
Entrambi saltarono dallo spavento. Cadendo per aggrapparmi, misi le mani avanti e una finì proprio in mezzo alle gambe di papà. Sentii sotto il palmo il rigonfiamento caldo del suo cazzo attraverso i pantaloni leggeri. Un’emozione fortissima mi attraversò: un misto di vergogna, eccitazione e desiderio puro. Nessuno disse niente. Abbracciai mamma ridendo, poi mi girai verso papà e lo abbracciai forte. Il mio ginocchio finì tra le sue gambe, premendo di nuovo contro il suo sesso. Passò in sordina anche quella volta, ma io sentivo il calore che mi saliva tra le cosce.
Quando mi alzai per tornare al telefono, mi chinai per raccogliere il cellulare. Sia papà che mamma videro chiaramente la forma del plug che sporgeva sotto la gonna corta mentre mi piegavo.
Luciano guardò Anna e sussurrò: «Hai visto? Ha il plug nel culo. Siamo sicuri che non sia pericoloso? Le vuoi andare a parlare?»
Mamma sorrise, un sorriso malizioso che conoscevo bene: «Lascia stare, non ci intromettiamo.»
Papà ci pensò un attimo, poi aggiunse a bassa voce: «Ma lo sai che per due volte mi ha toccato il cazzo per sbaglio la piccola?»
Anna, sempre sorridente, rispose: «Forse ha bisogno di coccole… tu nemmeno l’abbracci.»
La sera tornammo a casa. La giornata era stata intensa e papà aveva troppe cose a cui pensare. Disse che andava a farsi una doccia per scaricare la tensione. Sentii l’acqua scorrere a lungo. Poi la sua voce dal bagno: «Anna, mi porti l’accappatoio? Non lo trovo…»
Mamma non rispose. Io ero in corridoio, il cuore che batteva fortissimo. Presi l’accappatoio dall’armadio e andai verso il bagno. Aprii la porta lentamente e glielo porsi con una mano.
Papà non si girò subito. Quando lo fece, mi vide. Ero vestita solo con una magliettina corta di cotone bianco che mi copriva a stento la fica e il culo. Il plug era ancora dentro di me. Lui restò sorpreso, ma non si coprì, non si spostò. Mantenne una calma e un controllo unici. Mi guardò negli occhi e disse con voce bassa: «Sara, sei ormai una donna… forse vedere papà nudo non è indicato.»
Io lo guardai, il respiro corto. «Sì papà, hai ragione…» risposi. Poi, senza aggiungere altro, allungai la mano e gli presi in mano il cazzo.
Lui restò basito, gli occhi spalancati. Non mi fermò, ma mi guardò come per dire “ma che combini?”. Io non mi fermai. Lo massaggiai lentamente, sentendo il calore, il peso, il modo in cui si induriva sotto le mie dita. Aggiunsi l’altra mano e cominciai a massaggiargli le palle pesanti. L’espressione di papà cambiò. Da basita diventò piena di desiderio puro.
Mi girai lentamente, alzai la magliettina scoprendo il culo nudo e il plug nero che sporgeva. «Lo voglio come lo dai a mamma,» sussurrai con voce tremante.
Spinsi il mio culo contro il suo cazzo già duro. Lui restò fermo per qualche secondo, respirando forte. Poi lo sentii posizionarsi sul mio buco. Spinse. Il plug uscì con un piccolo rumore umido e il suo cazzo entrò dentro di me, grosso, caldo, reale. Iniziò a scoparmi con forza, le mani sui miei fianchi, i colpi profondi che mi facevano tremare le gambe. Ogni spinta mi riempiva completamente. Godevo senza controllo, il culo che si apriva intorno a lui, la fica che colava lungo le cosce. Venni violentemente, uno squirt caldo che bagnò il pavimento del bagno. Papà grugnì e si liberò dentro di me, un carico enorme di sborra calda e densa che mi riempì il culo fino a colare fuori.
Mi ricomposi a fatica. Mi girai, lo abbracciai forte e gli dissi con voce tremante: «Grazie papà… è stato bellissimo. Il tuo cazzo è stupendo.»
Lui era ancora sotto shock, il respiro pesante. Mi guardò e disse: «Sara, questa cosa non la deve sapere nessuno… e non deve succedere più.»
Io annuii, ma dentro di me sapevo già che la verità era un’altra. Il giorno dopo sarebbe successo anche di peggio.
Ma questo è un altro capitolo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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